"Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano.
La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti.
Il legno no,finchè può nasconde, si lascia torturare ma non confessa. Io sono di legno."

Minuti vuoti.

E invece no. Come era possibile che mi avesse dimenticato? Non riesco a spiegarmelo, allora è successo davvero? Non riuscivo a pensare a nulla, lei era tornata ma non era lei, non c’erano più i miei segni sul suo corpo non c’ero più io su di lei. Eppure io non ci riuscivo, non potevo dimenticarla. La cascata di capelli che attraversavo con la mano per poterla stringere e farla sentire mia emanava un odore di vaniglia, ma credetemi era meglio della droga. Gli occhi, vogliamo parlare davvero degli occhi? Io non li guardavo, li subivo. Mi facevo colpire, distruggere da quegli sguardi che mi laceravano il fiato. Devastanti. Come una catastrofe. Una bella, maledetta, catastrofe. Le labbra, le sento ancora che sfiorano le mie, le sento ancora dirmi ‘ti amo’ e invece con quel silenzio mi uccidono ancora di più. Quanto odio i suoi silenzi. A cosa pensa? A che cazzo pensa? Mi sento divorato dall’interno, i miei pensieri si scontrano, diventano troppi, la testa sta per scoppiare. Ma poi arrivava sempre lei, lei, con quelle manine ad accarezzarmi a farmi sentire bambino, indifeso ma allo stesso tempo al sicuro tra le sue braccia. Lei è così, sconvolgente. Era logico che fossi geloso, ma la vedete? Così bella, dovevo custordirla. Potevo fare tutto con lei al mio fianco, eravamo capaci di spaccarlo il mondo, quando facevamo l’amore, quella stanza si isolava dal mondo, la porta si chiudeva e la luce si spegneva, andavamo via, via non so dove ma io mi fidavo di lei e lei di me, ci tenevamo per mano, le stringevamo e iniziamo a camminare, magari iniziavo a fare qualche domanda. Lei però era sempre gentile con quel suo sorriso mi guardava, rideva e diceva ‘tranquillo, ci penso io ora a te’ e sapevo che potevo lanciarmi anche in un dirupo, tanto c’era lei, lei mi avrebbe salvato. Ed in testa sempre Coez, che sia maledetto e benedetto allo stesso tempo: ‘Che c’eravamo promessi? Non mi ricordo più.’